Pubblicato su 23 Novembre 2009 da Amministratore
La Camera ha approvato in via definitiva il provvedimento Ronchi, nel quale e’ prevista la privatizzazione dei servizi pubblici a rilevanza economica e tra questi è stata ricompresa la gestione delle reti idriche.
Si consuma così l’attacco generalizzato a tutti i servizi pubblici, per favorire le mire delle multinazionali e gli interessi più biechi della speculazione finanziaria. Con questa operazione il Governo ha sancito che si può generare profitto anche dal servizio idrico, quindi l’acqua come merce, alla faccia delle dichiarazioni del consesso mondiale che ha definito l’acqua un bene essenziale. L’attacco ai Beni Comuni iniziato ormai da anni (Governava il centrosinistra) è stato quindi portato a termine dal Governo di Centrodestra. La nuova legge non fa altro che istituzionalizzare il “modello Alitalia”: si privatizzano i guadagni e si scaricano sui cittadini oneri e perdite.
Sulla gestione dell’acqua l’Italia dei Valori è contraria a ogni forma di lucro, il quale non rappresenta altro che un ladrocinio perpetrato ai danni dei cittadini su un bene la cui disponibilità ed accessibilità è un diritto naturale indissolubilmente legato all’uomo.
La privatizzazione dell’acqua rientra nell’attacco più generale alle condizioni di vita dei cittadini, e rappresenta un ulteriore tassello all’involuzione in senso antidemocratico di questo nostro paese. Distruggere il Welfare, privatizzare i servizi, flessibilizzare e precarizzare al massimo il mondo del lavoro, distruggere il potere di acquisto dei salari, far pagare la crisi ai lavoratori e ai pensionati, queste le strategie dell’attuale Governo, che in compenso finanzia le banche, premia gli evasori attraverso lo scudo fiscale, costruisce leggi ad personam per sottrarre alla giustizia i responsabili del malaffare. Occorre mobilitarsi da subito ed usando anche tutti gli strumenti giuridici possibili, compreso lo strumento referendario per fermare la manovra in atto che mira a distruggere tutto ciò che è pubblico in questo paese.
Postato in: News | Lascia un commento »
Pubblicato su 4 Novembre 2009 da Amministratore
29 Ottobre 2009
L’acqua deve rimanere pubblica

Autore 
Paolo Brutti
Sull’acqua e sulla gestione dei sistemi idrici la posizione dell’Italia dei Valori è che essa deve rimanere pubblica, come si addice ad un bene essenziale, che non può essere ridotto ad una merce. Questo senza se e senza ma.
Per questo è necessario sollevare la più ferma protesta e adoperarsi per far crescere la mobilitazione popolare, avverso la conclusione della discussione in Commissione al Senato della conversione in legge del decreto 135 del 2009, che suona come una campana a a morto per la gestione pubblica dell’acqua. Il 3 novembre la legge di conversione del decreto sarà in aula e, se lo approveranno, la gestione di tutto il sistema idrico, in poco più di un anno sarà in mano ai privati.
Già oggi, infatti, la pubblicità della gestione dell’acqua è molto compromessa, a conseguenza della legge 133 del 2008, che fu uno dei primi provvedimenti e tra i più sciagurati del governo Berlusconi. Da allora la gestione dell’acqua può essere affidata al mercato, come se si trattasse non di un bene pubblico ma di servizio con rilevanza economica. Pur tutta via era data facoltà alle amministrazioni locali e ai loro consorzi di poter esercitare questa gestione attraverso società interamente pubbliche e sulle quali l’ente locale o il consorzio esercitasse, però, un indirizzo e un controllo come se si trattasse di un suo ufficio interno o una municipalizzata.
Era una situazione precaria e sempre in bilico verso la caduta del servizio idrico nelle mani dei privati, ma attraverso questa facoltà molte amministrazioni, nel nord e nel centro dell’Italia, hanno potuto mantenere la gestione pubblica dell’acqua. Si erano distinti in questa “resistenza” alla privatizzazione del servizio idrico anche molti comuni amministrati dalla Lega.
Ora, nel testo approvato in commissione, questi affidamenti a società interamente pubbliche vengono fatti decadere improrogabilmente nel 2011 a meno che l’amministrazione locale non ceda il 40% delle sue quote nella società a soggetti privati, che ne prendono in mano la gestione. Come dire che si salvano le gestioni pubbliche a patto che esse finiscano in mano ad un privato, magari molto ben ammanicato con gli amministratori compiacenti.
Dove erano i parlamentari della Lega, mentre prima alla Camera o adesso al Senato il loro Governo eliminava ogni possibile sopravvivenza di gestione pubblica dell’acqua? Festeggiavano alle sorgenti del Po’ mentre l’acqua delle loro valli diventava un lucroso affare e un ulteriore pesante aggravio dei bilanci delle famiglie?
Postato in: News | Lascia un commento »